In vista delle elezioni: noi con i dubbi

Mattarella ha sciolto le camere 3 giorni fa, dunque è partita ufficialmente la corsa alle elezioni che probabilmente si terranno il 4 Marzo. Ma devo essere sincero: le ultime 2 settimane sono state piene di dubbi (e di rabbia) per le scelte fatte dalla dirigenza di Direzione Italia. Molti dei miei “follower” noti e occulti avranno sicuramente notato l’hashtag #IdiDiMarzo, con cui ho pubblicato alcuni post un po’ criptici su Facebook. Ho dovuto fare così, poiché non era ancora chiaro cosa stava accadendo e per certi versi non lo è neanche ora. Ma oggi è il 31 dicembre 2017, è fine anno e credo sia il momento di fare il punto, almeno parziale, di quanto è successo.

Noi con l’Italia

Noi con l'ItaliaQuello che vedete qui accanto è il logo, non di una lista unitaria, non di una federazione di partiti e movimenti, bensì di un nuovo partito. Qualcuno subito si chiederà: ma il partito tuo e di Fitto non si chiamava già Direzione Italia ed aveva un altro logo? Esatto. Lunedì 18 dicembre 2017 si è riunito a Roma il Consiglio Nazionale del partito, il quale ha delegato amplissimi poteri al presidente, ovvero Raffaele Fitto per mettere insieme una nuova forza politica in grado di schierarsi a fianco dei 3 partiti principali del Centrodestra e concorrere al superamento dello sbarramento del 3% imposto dalla legge elettorale. Fin qui tutto previsto: da tempo si sapeva della necessità di trovare dei partner per andare insieme alle elezioni e superare la soglia. Non è una questione di poltrone, o meglio, non solo di quelle: avere un gruppo in parlamento permette di condurre battaglie che altrimenti sarebbero più difficilmente sostenibili da fuori, permette di votare leggi e decreti, essere determinanti, talvolta, nella risoluzione di controversie parlamentari, per non parlare della possibilità di depositare disegni di legge.
Personalmente sono del parere che la genuinità del progetto di Direzione Italia fosse sufficiente a rischiare da soli, seppur in coalizione, la corsa elettorale. Anche non arrivando in parlamento, il giro sarebbe comunque servito ad espandere la nostra rete territoriale, a far conoscere idee e progetti, a cominciare a riportare al voto quella grossa fetta di elettorato liberale che ormai da troppo tempo giace nel non voto e che ovviamente non si riconosce nei 5 stelle. Ma è anche vero che sono nuovo alla politica e posso capire che chi sta più in alto di me abbia idee diverse e pensi che sia più giusto il tipo di approccio che è stato scelto. Se poi la scelta è fatta da chi fino ad ora ha guidato la barca con coraggio e coerenza, allora posso fidarmi. Ma la fiducia ovviamente non è eterna e illimitata e non esenta in nessun caso dal diritto di critica. Dunque ecco il punto: c’è modo e modo di andare insieme ad altri alle elezioni e a mio modesto parere è stato scelto quello sbagliato. A maggior ragione visti i personaggi che accompagneranno Fitto in questa gara.

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Cosa va detto a Renzi e Di Maio

I due candidati premier hanno di fatto già iniziato da tempo la loro campagna elettorale. Entrambi si stanno dando da fare mentre le loro macchine elettorali si mettono in moto. I pentastellati puntano dritto su Giggino senza alleanze, come da loro tradizione. Renzi invece prende il treno e spedisce Fassino a fare l’ambasciatore per cercare di ricomporre i pezzi del vaso, anche se ormai le cose appaiono molto difficili.

Qualcuno avverta #Renzi che:

  1. #DestinazioneItalia somiglia terribilmente a Direzione Italia. Copiarci il nome non serve, l’originale è sempre meglio  Se poi non mi sbaglio, l’ultimo ad aver usato il treno è stato Rutelli… E non gli è andata molto bene mi pare. Tra l’altro credo che il Treno sia PROPRIO QUELLO. Chissà chi sarà il genio che ha proposto l’idea!
  2. Il Segretario e candidato premier del PD, Matteo Renzi.

    Sburocratizzare e Detassare è un mantra che per 4 anni non ha rispettato. Non è semplicemente successo nulla di tutto questo. 80€ (a qualcuno) e mancette varie (bonus cultura, neonati, ecc…) non sono tagli fiscali. E quando si tratta di sburocratizzare non basta dire di aver tolto 3 commi in qualche legge sperduta. Mettere le mani nelle (si dice) 380000 leggi italiane e portarle a poche migliaia (scritte bene, facili da comprendere e da rispettare), questo è sburocratizzare.

  3. Addossarsi il merito di una ripresa che non c’è è un’idea poco intelligente. La crescita di quest’anno è il naturale rimbalzo che capita dopo ogni ciclo economico negativo. E in ogni caso è magra, visto che l’1,6% dopo anni di stagnazione prima e recessione dopo è la praticamente la norma. Occorrerebbe una crescita ben più solida e sostenuta, questi sono spiccioli.

Qualcun’altro poi avverta #DiMaio che:

  1. Andare a Washington a convincere il Dipartimento di Stato che il M5S è filo Atlantico non è convincente, dopo che per anni l’atteggiamento del movimento è stato a dir poco ondivago e incerto. Chiaro che gli uomini di #Tillerson gli abbiano detto “Bene, bravo, ci fa piacere!”. Che poi si fidino davvero è tutt’altra cosa. Non per niente lo chiamano T-Rex!
    Direzione Italia è marchio comprovato di Atlantismo da questo punto di vista, di “pastasciutte” l’M5S ne deve mangiare prima di essere credibile quanto noi .
  2. Più in generale diventa difficile capire quale sia la politica estera del movimento.

    Il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio.

    A dire il vero penso che non la conoscano neanche molti di loro. Quella di Direzione Italia è chiara: l’occidente è la nostra area fondamentale, si sta nella NATO con tutti e due i piedi perché è giusto e perché la libertà non è prescindibile. E detto questo il nostro interesse è di avere un area mediterranea stabile, perché storicamente è il nostro bacino di interesse primario e fonte fondamentale del nostro benessere.

  3. La Raggi a 33 anni pensava di poter fare il Sindaco di Roma con successo. Mi pare che non stia andando affatto così. Di Maio pensa di poter fare il Presidente del Consiglio a 31 anni. Auguri. Non ha la minima idea di cosa lo aspetta. Purtroppo per noi però, se dovesse succedere, ci sarebbe da preoccuparsi. Pensate appunto alla Raggi a Roma e fate le dovute proporzioni. Quale affidabilità e credibilità potrebbe avere un governo Di Maio agli occhi del resto del mondo, dei mercati, dei nostri alleati?? A voi la risposta.
    E spiegategli per bene che la geografia non è un Optional! La Russia non si affaccia sul mediterraneo!!!

#DirezioneMappaMondo #NewCartina #StudiaGiggino

#NewDirection #DirezioneItalia

Idee in Pillole – volume 2

Nuovo mese, tante altre idee in pillole! E’ tempo di fare un riepilogo di quanto accaduto questo mese!

Molestie ad Hollywood e non solo

Avrete sicuramente notato che ultimamente c’è un esplosione micidiale di accuse di molestie sessuali. Prima #Hollywood, ora l’Inghilterra, accuse su accuse, anche a decenni di distanza.

Kevin Spacey

Kevin Spacey

Trovo che ci sia qualcosa di perverso in tutto questo: gente come #KevinSpacey viene denigrata e scaricata dal mondo del cinema e dalla TV Americana a causa di un tweet di un attore di secondo piano che fino ad oggi non aveva mai detto nulla sull’argomento. Fermo restando poi che dal racconto dell’attore stesso sembrerebbe che queste “molestie” siano in realtà dei tentativi di approccio un po insistenti e nulla più…
Questo poi pone un altra domanda: quanto si è abbassato il limite delle molestie sessuali? Se provo a chiaccherare con una ragazza alla fermata dell’autobus o in stazione e magari insisto un po per farmi lasciare il suo numero, sto molestando??? Può sembrare una stupidaggine ma ormai siamo a questi livelli e potrebbe capitare a chiunque…
Avevo poi scritto sul caso #Weinstein che prima di giudicare il soggetto occorre che la giustizia Americana (che per fortuna non è quella italiana!!!), faccia il suo corso e verifichi tutte le accuse. Ho motivo di credere che in molti casi si tratti di accuse false, infondate o anche esagerate, anche se vista la mole potrebbe anche esserci del vero. In ogni caso il condizionale è d’obbligo, l’individuo è colpevole solo alla fine dell’iter giudiziario e solo oltre ogni ragionevole dubbio.
Dovrebbero invece farsi un bell’esame di coscienza tutte le attrici che per decenni non hanno detto niente sull’argomento perché anche se c’è del vero, dovevano venire fuori prima tutti questi episodi. Troppo comodo farsi avanti adesso, quando ormai molti altri lo hanno fatto!
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Le idee e l’impegno

Alcuni, tra cui il mio amico e collega Simone Franchi che milita tutt’ora nel PD, comprensibilmente non associano la mia partecipazione attiva a #DirezioneItalia con la mia, seppur breve, presenza nello stesso #PD di qualche anno fa. Penso sia giusto quindi fare qualche precisazione per far meglio capire il mio punto di vista.
Da sempre mi sento un liberale, in politica e in economia e credo convintamente nella possibilità che ha il mercato di influenzare positivamente la società e l’economia.

Il simbolo de L'Ulivo.

Il simbolo de L’Ulivo.

Qualche anno fa, nel 2011, ho incontrato quasi per caso un gruppo di persone molto in gamba e preparate che militavano all’epoca nel Partito Democratico dell’allora segretario Bersani. Rimasi colpito dall’operosità che questo gruppo di amici, prima ancora che compagni di partito e col tempo ne entrai a far parte e a dare il mio modesto contributo. In quel periodo avevo molti impegni ed ero anche ben più giovane. Non me la sentivo di impegnarmi come sto facendo adesso con DI, anche perché non ero sicuro al 100% di poter essere d’aiuto, visto il livello degli amici presenti e la mia matrice saldamente liberale, in un partito di Centro-Sinistra. All’epoca quel gruppo rappresentava l’ala Ulivista del PD in città e mi piaceva l’idea di contribuire ad una sintesi delle culture politiche che avevano guidato il paese per gran parte della sua storia repubblicana.
Col passare del tempo le cose hanno iniziato a cambiare: sono emersi pian piano i disastri di Obama in America e nel mondo, l’Italia è passata attraverso il governo monti e le assurde elezioni del 2013 e il mio pensiero si è in parte smussato verso posizioni più liberal-conservatrici. Il gruppo nel frattempo aveva aderito alla campagna per #Civati Segretario.

Giuseppe Civati

Giuseppe Civati

Grande persona, preparata e intelligente. Coerentemente con le proprie idee Civati sottolineava sempre più spesso la propria identità di Sinistra, anche per marcare la differenza con #Renzi. Per me però iniziava a diventare difficile sostenere una persona che col passare delle settimane mi accorgevo essere sempre più distante dalle mie posizioni di liberale. Non mi fraintendete, Civati è coerente con ciò che dice, sono io che l’ho “scoperto” strada facendo.
Arrivati ad un certo punto, dopo le politiche del 2013, mi resi conto che la distanza, su troppe questioni, molte delle quali rilevanti, era troppa, anche se il programma dell’allora mozione era comunque il più innovativo e in un certo senso “liberale” tra quelli messi in campo da Cuperlo e Renzi.
Presi quindi la decisione di allontanarmi dal gruppo, per coerenza con me stesso e perché non me la sentivo più di sostenere una linea politica che non mi apparteneva, anche se portata avanti da uno dei pochi politici di valore sulla scena. Tornai quindi ad altre attività e lasciai perdere la politica attiva fino all’estate del 2016, quindo presi contatto con Riccardo Nocchi che all’epoca era coordinatore provinciale dell’allora gruppo parlamentare dei Conservatori & Riformisti.

Da quell’esperienza ho imparato moltissimo, potrei dire addirittura che mi ha dato il metro della buona politica, ovvero: leggere, studiare, imparare, confrontarsi, sforzarsi di capire, trovare una sintesi ragionevole. Il metodo è ciò manca nella politica di oggi e io credo che questo sia quello giusto.

Un ultima cosa: credo che ognuno debba fare il percorso politico che più lo rispecchia. Ognuno di noi è diverso, quindi ognuno ha un bagaglio culturale unico, formato anche da esperienze variegate e dissimili ma se c’è buona volontà, credo che il contributo offerto, a prescindere dalle idee, non possa che essere positivo.
Per parte mia posso solo dire grazie a tutti gli amici di quel periodo, alcuni dei quali ho rivisto anche recentemente e altri che invece ho perso di vista. Ne cito qualcuno, sperando di fare cosa gradita: Antonio CeccantiniMarco Di BisceglieOriana RossiElena BettiAngelo BenuzziEnzo BilanceriCarlo SantucciFabio BernardiniAlessandra Calcagno. E ce ne sarebbero altri!
Oggi siamo politicamente distanti, è vero, e con qualcuno potrebbe addirittura capitare in futuro di essere l’uno contro l’altro in un dibattito (!!). Ma la stima personale, sono sicuro che rimarrà sempre.

A presto!

#NewDirection

Balle da Fatto Quotidiano

Mi ero ripromesso di limitare i miei interventi su #Trump per concentrarmi anche su altre cose. La giornata è piena, fra lavoro, palestra, impegni vari, il tempo per scrivere due righe e condividerle con voi non è molto, ma di fronte all’ennesima inutile polemica non posso trattenermi.Il fatto quotidiano.
“C’è un bullo al vertice NATO”. Questo titola #IlFattoQuotidiano. Bene. Il bullo in questione sarebbe il presidente USA perché “ha spinto” il collega del Montenegro per fare la foto in prima fila. Dal video stesso del sito si vede chiaramente che la spinta non c’è e che al massimo si può dire che Trump si faccia spazio con decisione. Ma il punto non è ovviamente questo, semmai che per l’ennesima volta la diatriba è su delle stupidaggini clamorose. D’altra parte è noto fin dall’inizio delle primarie Repubblicane nel 2015 che si conosce il Trump politico, non dovrebbe neanche fare notizia una cosa del genere, a meno che non si voglia deliberatamente screditare ancora di più il Presidente, a prescindere che ci siano motivazioni valide o no. E’ questo tipo di stampa che ha perso le elezioni USA l’anno scorso e che non ha saputo prevedere la #Brexit prima e capirla poi. Una testata giornalistica che si rispetti dovrebbe mettere in risalto i contenuti del vertice e raccontare i temi trattati e le decisioni prese, a maggior ragione del fatto che si tratta dell’esordio per il nuovo Presidente USA e a quanto dichiarato, di un nuovo approccio all’Alleanza. Invece ci troviamo sulle home page dei siti dei principali giornali questa cazzata da pagliacci, a dir poco esagerata e del tutto inutile.
E si che gli argomenti per criticare in maniera seria il Tychoon non mancherebbero di certo, anzi.
Mi viene da concludere dandovi una previsione: a bocce ferme, se il livello della critica della Stampa e del Partito Democratico Americano rimane questo, si preparino per un altra cocente sconfitta tra 4 anni. La gente li ha mollati quando meno se l’aspettavano, figuriamoci se le cose continuassero così.

Il miraggio della Fibra Ottica

La situazione della Fibra Ottica in Italia è assurda. Ci sono città dove si vola ad 1GB e si ritrovano addirittura una doppia rete FTTH (Fibra fino dentro casa) e paesi, a volte anche in posizioni strategiche come il mio, Collesalvetti, dove invece si continua ad arrancare. Qui sono in corso dei lavori e forse, tra non molto, avremo una connessione decente anche qui ma non è questo il punto.Fibra Ottica.
Abbiamo buttato un patrimonio strategico, la rete telefonica nazionale della vecchia SIP, negli anni 90, regalandola ai privati.
L’allora neonata Telecom ha attinto negli anni a vari stanziamenti pubblici per stendere una rete di nuova generazione, in pratica siamo passati da un monopolio pubblico ad uno privato e gli abbiamo pure regalato un sacco di soldi. Telecom, proprio in quanto monopolista, ha fatto molto poco di suo, stanziamenti pubblici a parte e ci siamo ritrovati nei primi anni 2000 con una rete inadeguata e vecchia.
Poi arriva Renzi, lo scorso anno, con ENEL. Si voleva sanare la situazione e dare al paese una rete di proprietà dello stato che avrebbe venduto le connessioni all’ingrosso (wholesale in gergo) agli operatori commerciali. E’ iniziato così il progetto di Enel (OpenFiber) che però raggiungerà solo 269 città (su 8000 e passa comuni Italiani) nel giro di ben 6 anni di lavoro. Enel è una partecipata dello stato, dunque ci mettiamo i soldi noi contribuenti, di nuovo. Mi starebbe anche bene data l’importanza e la valenza strategica di un investimento del genere, peccato però che Enel ha cominciato proprio da dove la fibra (di Telecom) c’era già!! E il risultato è quello che vi dicevo all’inizio. In certe zone banda da buttare, in altre si arranca come negli anni 90.
Cosa si doveva fare? Si doveva imporre per legge la divisione di Telecom in 2, Commerciale e Infrastruttura, riacquistare quest’ultima e centralizzare li gli investimenti, in modo da portare le connessioni veloci PRIMA nei territori fino ad oggi più penalizzati e poi nel resto d’Italia, profittando di una rete in parte già esistente e dell’esperienza tecnica dell’operatore in questione.
Da ultima, la sostituzione del famoso “Ultimo Miglio” in rame con la fibra per essere in grado di affrontare con tranquillità le evoluzioni digitali dei prossimi decenni.
In conclusione, con la situazione attuale, rischiamo di pagare di nuovo, per la seconda volta, un bene strategico di primaria importanza, senza però averlo a disposizione nella maggior parte del paese. Bella fregatura.

Primo mese di Direzione Italia

Per il primo mese di vita di Direzione Italia, ho pensato che fosse il caso, anche per i tanti che me lo chiedono di scrivere qualcosa su cosa siamo e perché siamo nati. E voglio farlo senza scrivere un articolo pomposo o celebrativo ma dandovi la prospettiva di chi come me non si sente rappresentato dalla classe politica attuale e vede in questo partito l’unica possibilità di fare qualcosa di concreto.

Il logo di Direzione Italia

Il logo di Direzione Italia

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Speranze post Renziane

Ho aspettato qualche giorno a scrivere, giusto per farmi un idea di quello a cui stiamo andando incontro dopo la vittoria del No al Referendum Costituzionale.
Lasciate che vi dica che il sottoscritto è personalmente MOLTO soddisfatto di come sono andate le cose e del risultato sia nazionale che locale. Questa riforma non aveva ne capo ne coda, era scritta con i piedi e si meritava una sonora bocciatura. E così è stato.

Matteo Renzi.

Renzi pronuncia il discorso delle dimissioni osservato dalla moglie Agnese.

E adesso sono d’obbligo, prima di proseguire nei dibattiti e nelle polemiche post-voto e pre-nuovo-governo, alcune considerazioni indispensabili:
– E’ evidente, spero una volta per tutte, che le regole del gioco non le può cambiare un solo partito o peggio ancora un solo governo, per tutti. Le regole del gioco si cambiano insieme, o almeno con una larghissima maggioranza che sia d’accordo sulle modifiche da apportare, possibilmente ideate in un contesto atto a questo scopo. I parlamenti degli ultimi anni hanno prodotto ben pochi risultati, dunque rilancio l’idea di Maurizio Bianconi di una nuova Assemblea Costituente per definire finalmente un testo Costituzionale del 21° secolo.
– Il NO al referendum NON cancella assolutamente la necessità di modifiche alla costituzione. Ho votato convintamente NO perché ritenevo che le modifiche proposte non solo non risolvessero i problemi ma anzi, semmai rischiavano di aggravarli seriamente. Tutto questo implica però che la futura e vera riforma dovrà prendere di petto e affrontare con decisione tutti i punti critici dell’attuale testo: sistema di governo (parlamentare o presidenziale), forma di stato (federale o no), principi fondamentali (si, sono da rivedere anche quelli), assetto giuridico (fondamentale la separazione delle carriere), assetto del parlamento. Chi vi scrive è un Presidenzialista convinto, favorevole ad un certo grado di Federalismo e ritiene che per l’Italia, sia sufficiente una sola camera, poiché non siamo un insieme di stati, ma una sola nazione e dai noi le regioni hanno comunque un ruolo non trascurabile in ogni caso. 2 Camere che fanno le stesse cose non hanno senso.
– E’ altrettanto evidente dal contesto in cui ci troviamo che le decisioni che prendiamo per il nostro paese dipendono inevitabilmente anche dai fattori esterni. Per come la vede il vostro Diego, l’isolazionismo è inattuabile oggi e lo sarà ancor meno domani. Facciamo inevitabilmente parte di un contesto più grande, Europa, Occidente, NATO, Nazioni Unite, Mondo, cui non possiamo assolutamente sottrarci, pena il crollo e il declino definitivo del nostro paese.

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No a Renzi e No al Peggio

#MatteoRenzi viene a Livorno a fare propaganda e io ribadisco la mia posizione: NO! Sono tra coloro che credono fortemente che la costituzione vada pesantemente modificata o addirittura sostituita con un testo più moderno ma un conto, e qui cito Maurizio Bianconi, è mettere il cesso in salotto, un altro è ristrutturare e ampliare come di deve la casa. La Riforma Renzi-Boschi è il cesso in salotto! Perché?

Matteo Renzi.

Matteo Renzi in campagna elettorale per il SI. Alle Corallaie, Livorno.

Vi dico la mia:
1) Metodo: nel 2006, l’allora Unione, lo schieramento di centro-sinistra, scelse di dire No alla riforma costituzionale voluta da quella che era “La Casa delle Libertà”. Tra le motivazioni, il metodo: la riforma era stata approvata a maggioranza, senza il consenso dell’opposizione. Le regole del gioco si scrivono insieme, quindi sarebbe stato opportuno un largo consenso fin dall’inizio. La Riforma Renzi-Boschi non è stata approvata diversamente, con la pesante aggravante che questo governo NON E’ STATO ELETTO da nessuno!
2) Merito: di ragioni ce ne sono un sacco, il lavoro del professor Alfonso Celotto è completo sull’argomento e invito a leggero. Vi dirò la cosa che mi sta più a cuore di una possibile riforma costituzionale e che in questa NON c’è. Se vogliamo dare reale stabilità ai nostri governi, non c’è altra scelta che passare ad un sistema che ne elegga direttamente il capo, o comunque ne sleghi la permanenza dalla volontà del parlamento. Sia chiaro: l’equilibrio democratico deve essere sempre garantito e ci sono sistemi di governo che permettono sia l’uno che l’altro. Si può parlare di Premierato Forte, di Semi-Presidenzialismo o di Presidenzialismo ma è del tutto evidente che il Parlamentarismo va abbandonato, specie nella pessima versione Italiana del Bicameralismo Perfetto.
La riforma voluta da questo governo, non risolve assolutamente il problema, anzi lo aggrava molto, sia dal punto di vista delle procedure (si parla di almeno 7/8 metodi diversi di approvazione delle leggi contro l’unico metodo attuale) che della democraticità del processo di formazione delle leggi che con un Senato di nominati non può che crollare. Inoltre lo stesso senato continuerà ad occuparsi di circa 80% della produzione legislativa, quindi di fatto saremo agli stessi livelli di adesso, se non peggio.
3) Efficacia: i Senatori sono dei nominati tra Consiglieri Regionali e Sindaci. Sommano questo lavoro a quello che hanno già, solo che non vengono pagati. Bene. Vi immaginate quanta voglia avrà questa gente di lavorare e fare bene il proprio “secondo lavoro”? Semplicemente non l’avrà. Il risultato è che mancherebbe molto spesso il numero legale per le attività dell’aula con conseguenti rinvii e ritardi. E dato che come dicevamo prima la stragrande maggioranza delle leggi continuerà a passare dal Senato, ecco che la pastoia invece di diminuire si gonfierà enormemente.

MA SOPRATTUTTO non è vero che “ora o mai più”! Si tratta solo di farla con il metodo giusto, tutti insieme, e affrontare i problemi reali.
#QuestaVoltaNo!
#CoR #NewDirection

Referendum Trivelle: un NO convinto!

Domenica finalmente si voterà per il tanto vituperato referendum sulle “Trivelle”. Il nomignolo è in realtà fuorviante e fin troppo semplificativo perché come si può apprendere informandosi in rete la questione è in realtà ben più complessa. Dopo attenta riflessione nelle scorse settimane ho concluso che la risposta migliore a questo referendum sia un NO convinto e vado a spiegarvi le motivazioni di questa mia scelta.

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Iniziamo da quello che è il quesito referendario, ovvero la domanda a cui si chiede risposta. Ecco qua il testo originale:

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

Tradotto in pratica, si chiede se vogliamo o no che l’estrazione del petrolio e del gas possa continuare fino all’esaurimento dei giacimenti oppure solo fino alla scadenza della concessione. Tutto questo riguarda le piattaforme che si trovano all’interno delle 12 miglia nautiche di navigazione, in cui sono già vietate nuove trivellazioni. Oltre le 12 miglia nautiche invece si possono anche fare nuove perforazioni.

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