Espandere la Democrazia

Un’altro attentato, proprio il giorno del mio compleanno… A questo punto m’incazzo! Ma come al solito voglio essere costruttivo e non disfattista e mi viene di getto una riflessione che voglio condividere con voi, proprio riguardo a questa situazione e al bisogno di libertà e democrazia nel mondo.

Una bambina posa dei fiori dove ieri sera ha avuto luogo la mattanza.

Una bambina posa dei fiori dove ieri sera ha avuto luogo la mattanza.

E’ il terzo attentato in 18 mesi per la Francia, il sesto per l’Europa dall’11 settembre ad oggi, data spartiacque. All’epoca la risposta dell’America di Bush fu di contrattaccare e spostare lo scontro altrove dagli Stati Uniti. Prima l’Afghanistan, poi a torto o ragione l’Iraq. E soprattutto in quest’ultimo caso si scatenò la furia mediatica del politically correct, che all’epoca era molto meno messo in discussione di adesso e che riversò sull’America e su Bush stesso una quantità di critiche mai viste. Nel bene e nel male quell’esperienza fu però utile e positiva perché alla fine del 2° mandato di Bush nel 2008 il terrorismo Islamico era ai minimi dal 2001 e in 7 anni non si erano mai verificati attentati su suolo Americano.
Alla fine di questa fase, venne eletto a furor di popolo e per la gioia dei media un Barack Obama che prometteva svolte epocali, anche e forse soprattutto in politica estera. Tutti si aspettavano moltissimo, me compreso e ammetto che credevo molto nella visione di questo inedito Presidente. Ma è del tutto evidente che è alla prova dei fatti che si misura la capacità di giudizio e l’efficacia di un’azione di governo della portata voluta dal primo Presidente Americano di colore della storia.
La sua politica si è basata sul disimpegno dell’America dal mondo, dove invece si prometteva un interventismo multilaterale e una lotta severa anche se diversa al terrorismo. Ha indebolito non poco le forze armate, l’intelligence, perfino la protezione per il personale di governo (vedasi l’attentato all’ambasciatore Stevens). Obama non ha cambiato in meglio le cose, le ha peggiorate e di parecchio perché in sostanza ciò che ha fatto non è stato altro che ritirare l’America dal mondo e “chiedere scusa” per l’America stessa e ciò che rappresenta.
Ha quindi arretrato il baricentro dello scontro verso Ovest, permettendo a tutto ciò che premeva da Est di farsi avanti, dal terrorismo all’espansionismo Russo, ma con riflessi evidenti anche a oriente, con la Cina che tenta di appropriarsi di migliaia chi Km quadrati di acque internazionali e la Corea del Nord che fa spudoratamente test con armi atomiche senza che niente e nessuno intervenga. E in tutto questo non dimentichiamoci del catastrofico accordo con l’Iran.

Il peggior presidente? Forse no. Ma sicuramente la peggior politica estera di tutti i tempi.

Invece di tenere botta e affrontare a viso aperto queste sfide si è perso tempo e sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare in termini di politica estera. Badate bene, ero partito parlando d’Europa e ho finito per parlar male per l’ennesima volta di Obama ma non lo faccio a caso: America ed Europa sono legate a filo non doppio, triplo: Occidente, UE, Nato e non si può parlare dell’una senza parlare dell’altra.

Un Presidente che ha guidato l’America in uno dei momenti più difficili della propria storia, con gli errori del caso, ma tenendo saldamente testa ad una delle più gravi minacce mai viste.

L’unica strada che possiamo oggi percorrere è quella di riprendere da dove George Bush, pur con gli errori del caso, aveva iniziato: esportazione ed espansione di libertà e democrazia. Anche perché se il mondo Islamico versa oggi in queste condizioni è perché si trova ad un bivio cruciale. I tempi richiederebbero un cambiamento profondo nella società Islamica, che purtoppo in molti tra loro non sono disposti ad affrontare: emancipazione della donna, stato laico, libere elezioni, stato di diritto, emancipazione sessuale. Tutti tabù o quasi nel mondo Arabo e che contraddicono, come sappiamo bene, la spinta umana alla libertà e all’emancipazione individuale.
Dunque dobbiamo tenere duro e perseverare, senza avere la pretesa di usare i cannoni contro le mosche ma sicuramente senza chinare il capo di fronte alla prepotenza e alla tirannia. Quindi sotto con l’ISIS in Iraq e Siria, ancora più forte di quanto non lo sia fatto fino ad ora e sicuramente al livello di ciò che si può fare, con le forze congiunte di USA, Europa e Russia messe assieme. E via tutti gli accordi scellerati, con l’Iran, la Corea del Nord o chiunque per loro.
Ma soprattutto sostegno convinto e deciso ad Israele che fa parte a pieno titolo dell’occidente tanto quanto noi, la Francia o l’America e che da decenni subisce ciò che la Francia, l’Europa e l’America hanno vissuto solo negli ultimi 15 anni.
Dobbiamo farlo. Altrimenti il male prevarrà.

#GOP2016: la partita si fa seria

Chi vi scrive è un accanito ammiratore degli Stati Uniti d’America. Chi mi conosce già lo sa ma ci tengo a dirlo apertamente per tutti coloro che mi faranno l’onore di leggere questo articolo e magari anche gli altri. Quest’anno è poi molto particolare: si vota per rinnovare il Presidente, la Camera dei Rappresentanti e (non meno importante) 1/3 del Senato. E particolarmente elevato è il carico emotivo e politico di questa elezione che capita in un momento cruciale della storia dell’America e del mondo.

I candidati del GOP.

Ben 17 candidati. Questo è il record di candidature per una competizione detenuto da quest’anno dal Partito Repubblicano.

I fatti del 2015 ci consegnano un mondo in guerra in varie zone del pianeta e a rischio di guerra in altre. Abbiamo assistito, nel bene o nel male, alla fine dell’isolamento dell’Iran, alla riapertura dei rapporti Cuba-USA, agli attentati in Francia, le molestie (e gli stupri) di massa in Germania, in un quadro economico ancora incerto e che si carica anche del rallentamento della Cina, determinante per le arrancanti economie occidentali.
Ovviamente per il 2016 ci auguriamo tutti un miglioramento, me in primis visto che sono un ottimista per natura. Ma dato che un buon pensatore deve saper mischiare bene sia il sogno che la realtà non posso che dire la mia, “a gamba tesa” su quello che sarà, spero, l’esito di questa annata elettorale Americana. Che piaccia o no infatti (anche agli stessi cittadini Americani) la scelta di un candidato piuttosto che un altro determinerà nel bene e nel male non solo il futuro dell’America, ma probabilmente anche quello dell’Europa che data la sua sempre più profonda e lampante fragilità non può fare a meno della protezione dello zio Sam. E il resto del mondo ne ha ancor più bisogno.

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