Il dopo Europee

Mentre i partiti iniziano pian piano a scaldare i motori in vista delle elezioni dell’anno prossimo, il sottoscritto si chiede: davvero chi tiene molto al concetto di libertà economica e alle libertà personali, all’interno del contesto di uno stato sovrano come il nostro, non avrà rappresentanza?

Nuovi slogan ma vecchi schemi

Il quadro della situazione è chiaro e lo conoscete tutti. Si potrebbe riassumere in Sovranisti ed Eurolirici, con i 5 stelle che, al governo con la Lega, tendono di più verso posizioni Euro-critiche. Ma nonostante il Contratto di Governo non sono ascrivibili all’albo dei sovranisti veri e propri. Basta vedere le posizioni di Fico e Di Battista sull’argomento immigrazione ad esempio, dunque fanno categoria a se. In tutto questo manca qualcosa e sapete bene tutti cos’è visto che ve lo ripeto ad ogni occasione utile: un vero partito liberale di massa, come in Italia non si è mai visto. Si potrebbe forse considerare la prima Forza Italia, quella del ’94, ma personalmente non posso ricordare quei tempi. Ero troppo piccolo e non ricordo molto di quell’epoca.

Rimane quindi l’esigenza di costruire un soggetto di quel genere, fermo restando che per fare qualcosa di solido e duraturo ci vuole tempo e pazienza. Ma oggi non si può più solo parlare di liberismo, liberalismo, libertarismo contrapponendolo semplicemente a tutto il resto. Personalmente credo che le differenze tra Sovranisti ed Eurolirici siano profonde e segneranno la politica per molto tempo a venire. Ma sono anche convinto che non siano che un uno “strato” che si sovrappone al vecchio ma consolidato schema Destra-Sinistra, in cui le collocazioni hanno parzialmente reinventato e rinfrescato linguaggio e idee, adeguandole ai tempi che corrono. Esistono ancora quindi le differenze di base che esistevano una volta, sono soltanto cambiati i protagonisti e alcune parole chiave.

Differenze

Se ci pensiamo, Destra e Sinistra sono ancora li, con le loro parole d’ordine.

La Destra era legata al concetto di Nazione, di Patria, di appartenenza ad un idea di Popolo, di territorio, alle tradizioni. E’ ancora così: ciò che è cambiato è che prima l’avversario era, in generale, l’ingerenza di super-potenze straniere. Il vecchio MSI era anticomunista e quindi anti-sovietico ma non vedeva bene nemmeno lo zio Sam. Oggi l’URSS non c’è più ma è stata rimpiazzata dall’Unione Europea, vista come minaccia esistenziale proprio per quei valori di Nazione, Popolo e Famiglia che sono cari a questo tipo di elettorato.

Sinistra: qui la vera “Patria” è sempre stata l’Unione Sovietica, o la Cina, o anche la Corea del Nord (in base ai gusti) e naturalmente la calda e soleggiata Cuba del compagno Fidel. Chi non era Comunista e parlava di patria era (ed è ancora!!) considerato Fascista. Per qualche anno mi era sembrato che il concetto di patria fosse finalmente diventato patrimonio di tutti ma ultimamente, vuoi anche per l’esasperazione dello scontro, siamo tornati alla vecchia dicotomia.

Se prima il nemico era l’Occidente e la Libertà, oggi lo sono i Sovranisti, i Nazionalisti, i “Populisti”, chiunque si opponga all’abbattimento delle frontiere e quindi all’immigrazione, a prescindere che sia legale o meno. Naturalmente l’avversione è anche per chi si oppone all’abbattimento di simboli e convenzioni considerate eredità del passato da estirpare. Crocifisso, feste cristiane, feste di paese, la naturale differenziazione tra bambini e bambine, tra uomo e donna.

Sinistra (non) riformatrice

In effetti, tra i due raggruppamenti maggiori, quello che mostra almeno in apparenza i maggiori cambiamenti è proprio questo. Ma è in realtà un inganno: i nemici sono sempre quelli, l’Occidente e la Libertà, ma dato che non esiste più una superpotenza dichiaratamente Anti-Occidentale e Anti-Liberale, gli schieramenti di Sinistra in Europa e (purtroppo) Stati Uniti, si sono dovuti travestire da apparenti difensori proprio della libertà e del cosiddetto “Progresso”, un concetto che quando non è scientifico diventa molto arbitrario.

Tanto per fare un esempio: a Sinistra si considera un progresso l’istituzione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Io no, pertanto per me non solo non è un progresso, ma una distorsione di un istituzione nata per favorire la famiglia. Si tratta quindi di un artificio voluto dall’uomo. La famiglia al contrario, così come natura l’ha voluta, è la forma che l’evoluzione della vita ha scelto per favorire la crescita della prole. In questo caso non c’è nessun progresso da fare, semmai bisogna accettare le cose come stanno e conservare l’istituzione del matrimonio così com’è.

Statalismo Imperante

Un secondo esempio sono l’economia e la gestione della cosa pubblica. Qui il cambiamento è stato meno apparente, anche se dipende da paese a paese. In Svezia ad esempio, i Socialdemocratici hanno incorporato da tempo la dottrina liberale in economia, tanto che secondo la classifica della Heritage Foundation la Svezia risulta uno dei paesi più facili al mondo per fare impresa. Questo nonostante una tassazione elevata, specie sul reddito. In Italia invece, sia LeU ma anche il PD e i suoi alleati centristi sono ancora tutti ancorati ad un idea ipertrofica di ruolo dello stato in economia, con alta spesa pubblica e alto debito. Basta vedere il governo Renzi, a malapena una sventagliata sul mercato del lavoro e un misero 3% in meno sull’IRES. Se ne sono andati in fumo invece miliardi tra bonus vari e altri tipi di spese.

In totale i governi di Sinistra della 17° legislatura ci hanno consegnato 196 miliardi di Euro in più di debito pubblico e nessuna riforma veramente sostanziale.

Lo schema è lo stesso, sia pure con sfumature diverse, ovunque. Anche negli Stati Uniti sembra dichiararsi alla luce del sole una generazione di politici apertamente Socialdemocratici. In testa Bernie Sanders e la ormai famigerata Alexandria Ocasio-Cortez, una versione ispano-americana di Di Battista che sta già collezionando figuracce e gaffe a tutta velocità.

In quasi tutti i casi la direzione, a parole o nei fatti, è sempre la stessa: lotta al mercato e alla libertà di impresa, alla libertà in generale e a tutto ciò che i Conservatori o le destre in generale dicono e fanno. E quando si parla di Società, Nazione, Popolo, anche una Socialdemocrazia evoluta come quella Svedese diventa come tutte le altre: anti-occidentale, anti-liberale e anarchica per quanto riguarda l’immigrazione.

Destra vecchia o nuova?

Appurato che a Sinistra non c’è spazio per idee liberali e pro-mercato, oltre che occidentali e atlantiste, non resta che guardare a Destra. Qui il quadro si presenta più interessante, visto che ormai da anni si fa strada un interpretazione diversa della destra, meno “Fascista” o post-fascista e più Conservatrice e Liberale. Certo, non si tratta ancora della destra liberale e tradizionalista che si trova nel Partito Repubblicano Americano, ma iniziano ad esserci somiglianze importanti.

Recentemente tra l’altro, Fratelli D’Italia, partito guidato dall’onorevole Giorgia Meloni, ha scelto di aderire al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei. Si tratta dell’emanazione continentale dei Conservatori Britannici (che fascisti non sono sicuramente) e dell’ACRE, l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei. La cosa è interessante perché ovviamente si tratta di un evoluzione in senso più liberale della Destra Italiana ma al tempo stesso mantenendo la posizione critica verso Unione Europea e mondo della Sinistra Progressista in generale.

Di certo, non riciclata!

Al momento non risultano ancora chiare le intenzioni finali. La Meloni parla da tempo di un nuovo soggetto Conservatore e Sovranista che sia alleato della Lega e che riesca ad acquisire abbastanza forza da “strappare” la Lega dall’abbraccio con il Movimento 5 Stelle. Ad oggi l’unica mossa reale che è stata fatta è un patto federativo, indovinate un po’, con Direzione Italia!

Si, si tratta dello stesso partito che Fitto e soci avevano inopinatamente sciolto (non formalmente ma di fatto) in uno dei cartelli elettorali più sgangherati e strampalati che si siano mai visti in questi anni, ovvero “Noi Con l’Italia”. Visto il disastro delle politiche, Fitto ha pensato bene di riciclare il vecchio nome, ormai un contenitore vuoto e nulla più. Forte del fatto che teoricamente è ancora il Presidente del partito, ha speso quel che gli resta per tentare una rielezione, persa la quale la sua carriera sarebbe praticamente finita.

Verdi e Azzurri

Forza Italia sembrerebbe la scelta più ovvia ma ormai troppi peccati gravano sugli azzurri di Berlusconi. Il partito che voleva la rivoluzione liberale nel ’94 non c’è più da moltissimi anni e addirittura alcuni dicono che non ci sia mai realmente stato. In 9 anni al governo, Forza Italia non è riuscita a portare a casa riforme significative, al massimo è riuscita a malapena a scalfire l’ingessatura cronica che avvolge questo paese e lo tiene pieno di paranoie e contraddizioni. Personalmente ricordo solo la riforma Biagi ma per il resto null’altro è cambiato. Le tasse sono ancora li, la burocrazia è ancora li, l’Italia è messa peggio di prima. E non vale dire “sarebbe stato peggio con gli altri al governo”. Può essere vero ma non può nemmeno essere un alibi. L’esperienza di questi anni di Forza Italia è, a conti fatti e lo dico con rammarico, un fallimento.

Salvini con la sua nuova Lega è sicuramente rampante e determinato ma il Kung Fu del partito di via Bellerio non è mai stata l’Economia. L’ambizione del Ministro dell’Interno, legittima e meritata, è quella di diventare il leader di tutto il Centrodestra e in effetti fino ad ora si è ampiamente guadagnato sul campo questa qualifica. I risultati elettorali della Lega sono sotto gli occhi di tutti, tanto da essere riuscita per la prima volta in 25 anni a sostituire proprio Forza Italia come partito di maggioranza relativa del Centrodestra. Una svolta epocale considerando che fino ad oggi il Centrodestra stesso era stata un’invenzione proprio dello stesso Berlusconi. Ma davvero il partito di Salvini è sufficientemente liberale? Andrà mai convintamente in quella direzione?

Ancora statalismo

Il Senatore Alberto Bagnai.

E’ evidente che il progetto di Salvini nasceva anche con altri presupposti. Tutti ci ricordiamo negli scorsi anni la battaglia della Lega per l’uscita dall’Euro, con Borghi e Bagnai a fare continuamente convegni e incontri sull’argomento. Non mi ha mai convinto del tutto l’argomento, anche se rimane innegabile il fatto che questa moneta, per come è stata fatta, non è assolutamente adatta alla nostra economia. Tuttavia quello che mi lascia perplesso è altro. Bagnai, tanto per fare un esempio, si è sempre definito uomo di Sinistra. Solo di recente è entrato nella Lega, pochi mesi prima di venire eletto in parlamento. Più importante ancora, è a favore di parecchie nazionalizzazioni e interventi multipli dello stato in economia. E come lui Borghi, l’altro economista di spicco della Lega.

L’On. Armando Siri.

Più in generale, la Lega non è un partito propriamente liberale, anzi, con Salvini in segreteria si è spostata verso posizioni un po’ più stataliste. Infatti per controbilanciare le misure come “Quota 100” e non perdere appeal presso il mondo produttivo il segretario del Carroccio ha affidato ad Armando Siri la gestione della proposta leghista per la Flat Tax sui redditi personali al 15%. Ma non basta questo per ritenersi liberali o liberisti. Si tratta di avere una visione di fondo, un idea di società, di nazione, di economia che produce la Flat Tax come risultato, non come premessa. La premessa infatti è sempre che la libertà è un valore fondamentale.

E niente Federalismo

In particolare, quest’ultimo punto, Federalismo: dev’essere sia verso l’alto, guardando all’Europa, sia verso il basso, secondo il principio di sussidiarietà. Non se ne parla più, probabilmente anche perché la Lega, che ne era il principale sponsor, adesso ha altre parole d’ordine. Invece è un tema fondamentale che va recuperato, specie dal punto di vista fiscale. Se ogni livello amministrativo si autofinanzia, allora sarà anche più responsabilizzato di fronte al cittadino di ciò che spende, non spende e chiede in cambio per i servizi che offre. Quante volte abbiamo sentito la filastrocca del “Non abbiamo abbastanza risorse per…” salvo poi scoprire che un mare di soldi venivano buttati in attività inutili? Ecco, il Federalismo fiscale sarebbe la cura.

Trust but verify!

Anche la politica estera filorussa non è un ottimo segnale. Non per un paese che è sempre stato Atlantico e inserito nel mondo occidentale. La Russia è meno nemica di quanto non sembri ma non è nemmeno un paese con cui legarsi a doppia mandata. Meglio essere cauti. Semmai bisognerebbe cercare di fare sponda con gli USA, specie con Trump alla Casa Bianca. Salvini era inizialmente partito con quest’approccio, ai tempi delle primarie del GOP, salvo poi spostarsi molto verso posizioni Putiniane e meno Atlantiste.

Il perché di questa svolta è probabilmente da imputare ai suoi consiglieri più stretti, i quali appartengono talvolta al campo dei complottisti. Dispiace dirlo ma è così. Si tratta di quelli che parlano molto spesso e a sproposito male di ciò che ha fatto l’America nel mondo in questi decenni e che dipingono gli USA come demoni assetati unicamente delle risorse del pianeta. Naturalmente si tratta di un mucchio di balle ma questa gente è riuscita a vendersi bene ed ha acquisito la capacità e l’autorevolezza per influenzare uno dei più importanti leader del momento e quindi il suo partito.

Probabilmente questa gente sogna un ricollocamento dell’Italia, definitivo, accanto alla Russia di Putin e alle potenze non NATO e non Occidentali. Sarebbe ovviamente una sciagura da evitare. Come disse Reagan durante uno storico incontro con Gorbachev, citando un provebio Russo, la cosa migliore da fare è “fidarsi ma controllare!”. All’epoca l’approccio USA-URRS funzionò bene su questi presupposti. Nulla vieta che con una Russia, si illiberale ma sicuramente più vicina all’Occidente di quanto non lo fosse ieri, non si possa ripercorrere la stessa strada. Ma per fare questo occorre avere i piedi ben saldi in Occidente e nella NATO. Con questi presupposti l’Italia potrebbe giocare un ruolo ponte: vi ricordate Pratica di Mare?

Dunque che fare?

Anche se la Lega, fuori dal contratto di governo con il Movimento, resta un partito da preferirsi di gran lunga rispetto a i 5 stelle e il mondo del Centrosinistra, non è comunque adatto per portare avanti un progetto come quello che ho indicato. Libertà, Meritocrazia, Partecipazione sono parole sacrosante ma nessuno dei 3 partiti principali del Centrodestra di oggi risulta sufficientemente adatto a sviluppare e tradurre in programmi di governo questi concetti. Un soggetto cioè che sia Liberale ma anche Conservatore e Federalista deve ancora essere quindi costruito. 

Naturalmente ad oggi non esiste niente di tutto ciò, per cui bisognerebbe partire da zero. E bisognerebbe farlo in maniera trasparente e credibile perché le persone ormai non si fidano più della politica. 25 anni fa forse sarebbe stato diverso: all’epoca c’era delusione ma anche speranza, oggi c’è rabbia, frustrazione e nulla più. Ma qualcosa si muove perché l’idea della libertà resta fortissima e c’è chi si impegna per essa. Va trovata la formula giusta e ci vanno messi cuore, impegno e passione.

Il Partito Repubblicano Americano, anche noto come GOP, Grand Old Party. Quale esempio migliore di partito Liberale, Conservatore e Federalista se non questo.

Le prossime Europee sono già segnate. Sarà una battaglia, come dicevo all’inizio, tra Eurolirici e Sovranisti. Ma dopo ci sarà spazio, visto che una fetta molto significativa di Elettorato non sarà rappresentata. Ed è li che si può lavorare.

Metterò queste cose tra i buoni propositi per l’anno prossimo.

Auguri a tutti per un felice natale e un prolifico anno nuovo!

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