Il disastro elettorale è servito

Un disastro. Se la si guarda dal punto di vista della governabilità (che poi è l’aspetto che più conta quando si elegge un parlamento in Italia) questa tornata elettorale è una vera tragedia. Perché il problema è che non si tratta di un eccezione, di circostanze uniche e irripetibili. Purtroppo la non governabilità è diventata un fatto cronico e se dopo i primi 20 anni di Seconda Repubblica, in cui dei governi tutto sommato stabili, si riuscivano a fare, da 5 anni siamo rientrati nel tunnel degli accordicchi sottobanco, come purtroppo nella prima repubblica. Non siamo andati avanti, anzi, indietro.

Nessuna riforma istituzionale credibile, nessun progresso anche dialettico sulla necessità e sul merito delle riforme da fare. E dulcis in fundo, siamo all’epilogo con una legge elettorale da cani e il risultato di un parlamento ingovernabile. Roba da far diventare il “Porcellum” una legge scritta da uno statista. Ma veniamo ai protagonisti in campo, chi vince, chi perde e cosa (forse) ci aspetta.

Vincitori: Movimento 5 Stelle

Sicuramente i Pentastellati possono cantare vittoria, il risultato è certamente positivo. Si passa dal 25% di 5 anni fa, che già era stato un successo, al 32,5% di adesso: 7,5% in più rispetto alla volta passata per un totale di circa 11 milioni di voti. Numeri importantissimi cui bisogna rendere onore e merito. Il motivo di tanto successo risiede probabilmente nei seguenti fattori.

La partecipazione

Pur fatta con molte ombre e diversi momenti di imposizioni forzate, M5S ha permesso a moltissimi di mettersi in gioco. Tutto sembra essere viziato in qualche modo dalla presenza occulta della Casaleggio e Associati ma resta il fatto che a tutti i livelli per tanti c’è stata la possibilità di provarci. Ovviamente c’è da ragionare sui metodi e l’eccessiva esasperazione del concetto, mi riferisco al blog e a provvedimenti decisi da un pugno di click. Ma senz’altro è stato dato un segnale ed un esempio forte.

La speranza

Non c’è solo rabbia, sarebbe riduttivo e ingeneroso dirlo. 5 anni fa poteva essere così, oggi, dopo l’esperienza in parlamento, i casini nelle amministrazioni locali, le batoste prese in qua e la. Ma è certamente parecchia anche la speranza di molte persone che in qualche modo vedono nel movimento la possibilità di una svolta. Per se stessi e le proprie famiglie. Penso al famigerato “Reddito di Cittadinanza” che al sud è andato in cima ai motivi di scelta per i 5 stelle, cosa confermata da più di un sondaggista.

Rabbia e delusione

E’ certamente un elemento ancora molto presente. Gli ultimi 5 anni sono stati forse lo spot più grande della campagna elettorale di Grillo e soci. Nazareno, larghe intese, le furbate di Verdini, le banche, i conflitti di interessi della Boschi, il disastro immigrazione, l’economia. Tutto ha concorso all’erosione di tutti i partiti che erano in maggioranza e infatti i risultati hanno affossato PD e soci.

Resta ora da vedere se Di Maio riuscirà a farsi dare l’incarico da Mattarella ma visti i numeri la cosa sarà molto difficile. Perché è altrettanto vero che l’M5S è arrivato dopo il Centrodestra, dunque la vittoria non è anche numerica e dunque è incompleta.

Vincitori: Lega

Il secondo grande vincitore di queste elezioni. Salvini, al di là della simpatia o dell’antipatia che può generare, ha compiuto un capolavoro politico in 3 fasi:

  1. Ripulire l’immagine della Lega dopo lo scandalo di Belsito, Bossi e compagnia, permettendo al partito di raggiungere un risultato dignitoso alle Europee del 2014.
  2. Far crescere il movimento parlando si alla pancia del paese ma andando oltre lo steccato tradizionale del confine sud di Toscana, Umbria e Marche: in questo senso l’importanza dell’operazione Noi Con Salvini non è secondaria.
  3. Trasformare la Lega Nord, di nome e di fatto, in un partito Nazionale, mandando in soffitta il vecchio mantra della secessione e riducendo in netta minoranza tutti i nostalgici, Bossi compreso.

Il premio finale di questo lavoro è una leadership del Centrodestra conquistata sul campo a suon di voti, con un risultato storico di quasi il 18%. Il superamento di Forza Italia è la Corona che mancava al Re Salvini e l’impressione è che nell’incontro di oggi ad Arcore con Berlusconi, Matteo si sia andato a prendere ufficialmente anche lo scettro. Sa tanto di passaggio del testimone ma ovviamente il Centrodestra ha molto su cui interrogarsi, a partire dalla necessaria trasformazione in Repubblica, per non ripetere gli stessi errori del passato. Ma anche su questo ci torno alla fine.

Vincitori: Fratelli D’Italia

Giorgia Meloni aveva un compito molto difficile. Non era semplice farsi spazio in una coalizione dove Salvini si è di fatto preso tutto lo spazio “di Destra” che c’era a disposizione. Ma coerentemente con la storia della Destra Italiana, Giorgia ha saputo distinguersi con preparazione, linguaggio chiaro e soprattutto bacchettando per bene gli alleati, Lega compresa, quando hanno fatto aperture o velature inopportune a possibili riedizioni del nazareno o accordi scellerati con il M5S.
La verità è che per la storia della Destra Italiana, FDI non potrebbe mai permettersi accordi di larghe intese o qualunque altra ipotesi di governo che non fosse quella di Centrodestra uscita dalle elezioni. Per questo può essere considerato tranquillamente il partito che fa da garanzia, nel Centrodestra, contro inciuci e affini. E sempre per questo gli amici di FDI si sono guadagnati il mio voto a queste elezioni.

Sconfitti: +Europa

La Bonino, come ho già scritto anche sui Social, ha da sempre la mia stima, per la storia che ha e per quello che ha rappresentato per molti anni nel panorama politico, leader dell’unico partito autenticamente liberale presente nella Seconda Repubblica. Tuttavia non si possono considerare il numero incredibilmente alto degli svarioni, degli errori, della sorprendente dimenticanza di basilari principi liberali da parte di una persona da cui non ci si aspettano certe affermazioni.

Si potrebbe parlare della scelta di allearsi col PD, si potrebbe parlare delle inopportune simpatie per Soros ma non sono queste le cose che svalutano molto in negativo la Bonino. Quello che sorprende è l’aver giocato a favore di:

  1. Armonizzazione fiscale: un liberale dovrebbe rigettare sempre e a prescindere un concetto del genere, di qualunque forma esso sia, liberal-democratico, liberal-conservatore o altro.
  2. Sanatorie sui lavoratori in nero: pazzesco per chi da sempre combatte per la legalità.
  3. Annullamento delle aliquote IVA del 5 e 10%, quindi armonizzando tutto al 23%. Aumento fiscale senza senso e ingiustificabile, oltretutto a danno dei redditi più bassi.

Davvero non ci siamo. Se si pensa poi che i media hanno pesantemente pompato la lista per tutti gli ultimi 3 mesi, direi che un magro 2,5% è ben poco ed è sicuramente una sonora bocciatura.

Sconfitti: Partito Democratico

Renzi ha praticamente trasformato il PD, in pochissimo tempo, nel comitato elettorale di se stesso. Se questo può aver dato ottimi risultati elettorali all’inizio (40% alle Europee del 2014) è anche vero che un consenso così volatile, basato su un partito asservito a se (e non il contrario) e tanti provvedimenti spot, evapora presto e in fretta. Il Declino è iniziato dalla botta del No al Referendum del 4 dicembre 2016 e da li in poi non c’è stata più ripresa. Renzi, ad appena 4 anni dalla sua ascesa, è già un leader al tappeto e consumato. Forse non ancora finito del tutto ma di certo il colpo è da KO.

Numeri impietosi

Il Partito è crollato dal 40,2% al 18,8%, il minimo storico, molto sotto anche al 25% di Bersani che era di per se considerato un disastro. Questo è quello che succede quando si fanno le cose predicando bene e razzolando male, parlando di tagli alle tasse quando invece arrivano bonus e spesa pubblica a debito per comprare consenso facile.

La stessa musica ovunque

Ma questo è anche un risultato figlio della tendenza generale delle forze mondiali di Centrosinistra, cui non si sottrae neanche il PD Americano, ormai appiattito su posizioni Obamiane e fuori linea sia con gli USA che con il quadro generale del resto del mondo.
Tutto è dominato, dagli USA all’Europa, da alcuni punti fermi comuni: immigrazione incontrollata, politiche fiscali pesanti, alta spesa pubblica, alto debito, mantra di Razzismo/Fascismo usato per generare un clima di pericolo e di paura per sperare di tenere le forze contrarie al palo (In Italia i nostri Sovranisti, in America Trump).

E lo spauracchio più imbecille è proprio lo spettro del fascismo, già tirato fuori da oltre un anno (anche qui nel mio comune, Collesalvetti) e agitato come minaccia mortale e imminente. La sonora bocciatura è sicuramente anche dovuta a questo, in compartecipazione ai fenomeni di LeU. Gli elettori non sono scemi, sono stanchi, impoveriti ed esasperati e votano di conseguenza. Non capirlo è un errore fatale.

Sconfitti: Forza Italia

Il vero risultato storico di queste elezioni (più ancora del successo M5S) è il sorpasso netto della Lega ai danni del Cav. Che il tramonto fosse iniziato da tempo si sapeva ma a questo giro è arrivata anche la certificazione delle urne ed è un giudizio che può significare solo una cosa: il Centrodestra ha perso la sua vocazione Euro PPE a favore di una connotazione sovranista. D’altra parte i risultati di Lega, M5S e FDI sono proprio la manifestazione in Italia dell’avversione che in moltissimi hanno ormai per la UE, organizzazione che in Italia è rappresentata proprio da Forza Italia e di fatto anche da NCI. La visita di Weber in Italia, la proposta di Tajani premier, il giro di visita a Bruxelles non sono stati affatto graditi.

Ma questa è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La verità è che dopo 25 anni, nel bene o nel male, Silvio non è più sufficientemente credibile per trainare la coalizione e ormai, vista anche l’età, non è più un leone in grado di combattere come una volta. Si vede ancora il talento da fuoriclasse quale è stato, ma somiglia ormai al Del Piero del primo anno di Conte, se mi passate il paragone. Per lui resta da fare solo una cosa adesso: dedicare tutto se stesso a lasciare in eredità al paese un partito liberale di massa vero, analogo a quanto avevamo fatto con molti amici in Direzione Italia. Li i Leoni (giovani e Anglofili) c’erano e avevano voglia di combattere, me per primo. Ma non è andata così purtroppo, qualcun’altro ha fatto scelte diverse.

Sconfitti: Liberi e Uguali

Formazione distante dal mio modo di pensare. Molti gli amici che conosco e che si sono impegnati o ritrovati impegnati in quell’avventura, perciò mi dispiace un po’ l’essere severo nel giudizio. Ho imparato sulla mia pelle cosa significa impegnarsi per poi veder vanificare i propri sforzi a causa della scarsa lungimiranza di chi guida la barca, per cui mi sento vicino dal punto di vista umano a chi si sente atterrito e deluso.
Il giudizio è assai negativo perché dal punto di vista elettorale, LeU era la somma di 3 formazioni:

  1. Possibile
  2. MDP
  3. Sinistra Italiana

Il partito (quasi) dell’assurdo

Per come erano fatte queste forze e per il peso stimato che gli era attribuito, il minimo sindacale da prendere si aggirava tra il 7 e l’8% con un ragionevole obbiettivo al 10%. Il risultato è stato un misero 3,4%, dunque la bocciatura è pesantissima. Tra le cause principali il programma economico lunare (lontano anche dalle Socialdemocrazie più evolute del nord Europa) con patrimoniali assurde, ripristino dell’articolo 18 e improponibili riduzioni dell’orario di lavoro (in un paese che arranca e non riesce a competere nemmeno in Europa, geniale), idee scellerate sull’immigrazione con IUS Soli in testa e surreali riduzioni di spesa per la difesa, la quale già arranca e che ha già subito tagli pesanti negli anni passati.

Non parlo delle performance di Boldrini e Grasso, mi limito a dire che la (peggior) Presidente della Camera si è ampiamente guadagnata la sberla nel suo collegio, dopo anni di un femminismo idiota e aperture inopportune (specie nella sua posizione) su temi di governo come l’immigrazione (IUS Soli). La terzietà dei Presidenti delle Camere ormai è un lontano ricordo.

Come ho già scritto sui Social mi spiace invece per Grasso ma anche lui deve saper fare mea culpa per gli errori fatti, sia usando la sua posizione per ottenere visibilità, sia per l’inadeguatezza dimostrata nel voler ricoprire il ruolo di leader politico, pacificamente non adatto a lui. Ottimo magistrato, ottima persona, come politico però non ci siamo.

Sconfitti: Noi Con L’Italia

Come scrivevo all’inizio, ho lasciato i peggiori per ultimi. Si lo so, ho ancora il dente avvelenato e non sono oggettivo, ma d’altra parte io stesso non pretendo di esserlo per intero, visto che sono pubblicamente schierato nel Centrodestra.

Il partito dell’assurdo

Ma non posso non giudicare questa… lista… O partito… O Ectoplasma… Già perché le modalità impiegate per arrivare ad questo nome e questo simbolo sono roba da Prima Repubblica per non dire Repubblica delle Banane: prima un partito calato dall’alto dalla sera alla mattina, con personaggi discutibili e prelevati quasi direttamente dalla maggioranza Nazarena e Renziana, poi un accordo stile pentapartito con l’UDC versione Zombie di Cesa, con il quale si riesuma lo scudo crociato di Democristiana memoria. Un odore di stantio incredibile, direi odore di morte. E a concludere la fiera anche l’esclusione dalle liste di molti parlamentari meritevoli, oltre ad alcuni che giustamente se ne sono andati per coerenza col percorso che era stato intrapreso con Direzione Italia.

L’occasione persa

Voglio ricordare che con DI si era iniziato un percorso veramente nuovo, partecipato, aperto alla gente, per fare un partito del 21° secolo che fosse analogo ai Conservatori Britannici e ai Repubblicani Americani, un partito che fosse degli iscritti e non dei dirigenti o di uno soltanto, un partito giovane nelle idee, forte nel temperamento, antico nella saggezza liberale che portava con se. Un partito che rispondeva all’analisi di 25 anni di tempo perso, la stessa dei 5 stelle ma che diversamente da essi portasse ad una soluzione fatta di serietà, equilibrio e cervello. Era l’unico progetto realmente innovativo del panorama politico italiano ed è stato buttato a mare per ottenere un miserabile 1,2%, ovvero solo 4 deputati e 4 senatori eletti tra l’altro in collegi sicuri “concessi dall’alto”. L’obbiettivo minimo era il 3%, quello sbandierato da Fitto il 6%.

A Livorno si direbbe: “Banda di briai!!!”! I peggiori in assoluto. Con un minimo di decenza Fitto e Cesa dovrebbero almeno ammettere il disastro e trarne le conclusioni scontate. Ma a giudicare da quanto ho sentito stasera, la voglia di stare attaccati alla poltrona è incontenibile. Bravi, ben fatto.

Partiti minori

Concludo con un pensiero veloce sulle sigle minori presenti sulla scheda. Qualche proposta interessante, alcune vecchie glorie (PRI e PCI), qualche roba strana e diverse liste “estreme” che fanno tenerezza e poco più.

Potere Al Popolo

Merita un piccolo accenno la lista “Potere Al Popolo” che da quanto so ha basato la propria campagna su una struttura interamente fatta dal basso. Ovviamente sono distante anni luce dalle idee di questa formazione ma sono molto sensibile al tema della partecipazione e mi fa piacere che siano premiati dalle urne (1%, il più grande tra i piccoli) modelli di partito dove chi si iscrive conta (per uno e uno soltanto) e possa dire la sua sulle scelte fondamentali, almeno quando è chiamato a farlo.

E’ mancata la partecipazione

Per fare un altro controesempio, in questi giorni abbiamo assistito al referendum interno alla SPD Tedesca, sull’opportunità di fare una riedizione delle larghe intese con la CDU della Merkel. 460.000 e passa iscritti hanno potuto dire la loro, parlare, discutere, raggiungere un verdetto in un momento molto difficile per loro. Credo che sia stato un momento chiave ed è assolutamente necessario portare quel modello qui, in Italia.

Ricordo anche che sia i Tories Britannici, sia i Repubblicani Americani ricorrono ampiamente alla democrazia interna: in particolare, voglio ricordare le primarie del GOP che dopo un accesissimo e interessantissimo dibattito durato mesi, senza esclusione di colpi, hanno visto prevalere un certo Donald Trump, poi diventato Presidente degli Stati Uniti.

Conclusioni

Il Centrodestra è dunque da rifare, forse non nella parte sovranista ma sicuramente il resto si. E la svolta può essere solo verso libertà, merito, partecipazione, con il GOP come esempio e gli amici Inglesi (tramite l’ACRE) come riferimento. Via il PPE, il vecchio schema e tutto ciò che può frenare il cambiamento, si ai Conservatori e Riformisti Europei, l’ECR.
C’è molto altro da dire e di cui parlare, ma ci rileggiamo nei prossimi #MegaPost!

A presto!

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