Distinguo inutili

Pronti via ed ecco che subito c’è una bella polemica sul futuro di Forza Italia con cui aver a che fare. Il caso è quello dell’astensione di tutto il Centrodestra sulla proposta di commissione di vigilanza della senatrice a vita Liliana Segre vittima di alcuni pesanti insulti antisemiti. La polemica è nata proprio sul fatto che secondo Mara Carfagna il partito avrebbe compiuto, astenendosi, una scelta antistorica. Un distinguo che non serviva e che non aiuta ne la sua causa, ne quella di Forza Italia, specie in un momento così delicato.

Di seguito il tweet incriminato:

Un rinnovamento indubbiamente necessario

La Carfagna da tempo mostra parecchia insofferenza verso i Sovranisti in generale. Addirittura non ha partecipato alla grande manifestazione unitaria in Piazza San Giovanni adducendo come motivo il fatto che quella fosse una manifestazione soltanto Leghista e che in piazza ci fossero degli estremisti di Casapound. Ne avevo già parlato in un post precedente che trovate qui, quindi non torno sull’argomento specifico. Quello su cui voglio soffermarmi in questo post è la visione piuttosto centrista che porta Mara a fare questi distinguo che ritengo sbagliati e dannosi.

Che Forza Italia abbia bisogno di un rinnovamento completo è cosa ormai chiara a tutti. Tanti all’esterno danno questo partito per morto ma è cosa già avvenuta numerosissime volte senza che questo sia mai accaduto davvero. Ciò nonostante è anche vero che il partito vive il punto più basso della sua storia e giustamente molti dei suoi attuali aderenti si chiedono che fare per il futuro. Di recente inoltre si è avuto una sorta di mini-lotta di correnti interna fra la stessa Carfagna e Giovanni Toti. Una contesa finita senza esito perché Berlusconi, in estate, ha fatto saltare le nomine di entrambi i coordinatori. Questo ha causato l’uscita di Toti (già in rotta da diverso tempo) e il congelamento di Mara che si è sentita evidentemente messa da parte, in qualche modo. L’incertezza ha regnato sovrana fino a Piazza San Giovanni, punto di svolta decisivo.

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Perché scelgo Forza Italia

Ieri mi sono ufficialmente iscritto a Forza Italia. E non posso cominciare a spiegarvi perché senza citare quella che è stata la mia prima vera, intensa e autentica esperienza politica, Direzione Italia. Un partito in cui mi sentivo davvero a casa e che per quanto piccolo aveva un enorme potenziale. Non sono qui per tediarvi con la nostalgia ma per dirvi dunque come mai da oggi apro un nuovo capitolo della mia vita, scegliendo un partito che nel 2016 avevo scartato e giudicato, forse, troppo in fretta. E naturalmente perché faccio questa scelta proprio adesso.

Una foto che ho scattato all’Assemblea Nazionale di Roma il 30 marzo scorso.

La fine di Direzione Italia ha lasciato il campo liberista di destra (nel senso Anglosassone del termine) completamente sguarnito e non rappresentato. Forza Italia infatti, soprattutto negli ultimi anni, non ha rappresentato questa corrente di pensiero che oggi esiste e che è largamente maggioritaria in Italia e in Europa ma si è concentrata abbastanza passivamente sul continuare a rappresentare il PPE in Italia. Lo stesso PPE che è stato architrave a Strasburgo della commistione di burocrazia e interessi nordeuropei che hanno reso l’Unione il fallimento che è oggi.

Ciò ha portato gravi conseguenze alla credibilità del partito e ai consensi nelle urne e oggi vive il punto più basso della sua storia. Ma non è detto che tutto il male venga per nuocere e forse, come dice un saggio proverbio, la notte è più buia subito prima dell’alba.

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Nuova occasione?

Sono in vacanza ma un occhio ai casini politici nazionali lo butto sempre. E vedo che stiamo andando, parrebbe, verso nuove elezioni che sarebbero una nuova possibilità per il Centrodestra di governare questo paese, a quasi 8 anni di distanza dall’ultima volta.

Il mio pronostico, fin dall’inizio, è sempre stato che questa legislatura non sarebbe arrivata a 5 anni, sarebbe finita prima, molto prima. Le due opzioni erano, o il voto con le europee di quest’anno o le regionali del prossimo anno. Sembrerebbe si vada invece verso un voto autunnale, un inedito per la storia della repubblica.

Nuova Occasione
I due Vicepremier, Di Maio e Salvini

I motivi del dubbio

Non posso dire di essere totalmente contento, per 2 motivi:
1) Attualmente la legge elettorale è ancora la stessa con cui si è votato 18 mesi fa. Una schifezza come poche, in confronto il Porcellum è acqua santa. Chi vince deve riuscirci con percentuali davvero alte, altrimenti sono guai. Sembrerebbe che possa andare così ma non ne possiamo esser certi.
2) La coalizione di Centrodestra, non nascondiamocelo, non gode di ottima salute. O meglio , la parte Sovranista si, quella che in teoria dobrebbe essere Liberale e Atlantica no. Anzi, sta sempre peggio ed è ormai agonizzante. Berlusconi sta portando FI ad implodere e niente fa sperare in un cambiamento. Toti mi sembra in gamba ma da dopo Fitto non mi fido più al 100%. In mezzo a tutto questo molte parole ma nessun programma veramente liberale, conservatore e federalista.

E in ogni caso, dopo…

Poi c’è la questione finanziaria: chiunque vinca dovrà fare per forza di cose una manovra pesante. Servono 23 miliardi solo per evitare l’aumento dell’IVA, più gli eventuali soldi per i tagli fiscali. E non possiamo farli a debito perchè siamo già messi malissimo, sia in termini di debito assoluto, sia di interessi, con lo spread che di certo non andrà calando.

Supponendo che il CDX unito vinca le elezioni, come faranno i nostri eroi a risolvere il rebus? In questi anni, la coalizione, purtroppo, non ha saputo fare vere manovre liberiste e di taglio della spesa pubblica. Si è visto qualcosina, ma c’è sempre stato poco coraggio. Invece della ricetta Thatcheriana e della Reaganomics si è visto al massimo qualche piccolo balzello in meno. E rimane alla memoria quel piccolo taglio di 6 miliardi nel 2004 che fu gestito malissimo: pochi spiccioli in più in busta paga che, comprensibilmente, sembrò una presa di giro per molte persone. Più saggio sarebbe stato abolire una tassa come il bollo auto, il canone RAI e qualche altro balzello che sul bilancio dello stato pesa poco e nulla.

Insomma, quello che mi preoccupa è semplice: sfrutteremo o sprecheremo ancora una volta la nuova occasione che ci si presenta? Sapremo fare, finalmente (molto) meglio del passato?

Sempre che ovviamente, alla fine, si vada a votare davvero.