Perché scelgo Forza Italia

Ieri mi sono ufficialmente iscritto a Forza Italia. E non posso cominciare a spiegarvi perché senza citare quella che è stata la mia prima vera, intensa e autentica esperienza politica, Direzione Italia. Un partito in cui mi sentivo davvero a casa e che per quanto piccolo aveva un enorme potenziale. Non sono qui per tediarvi con la nostalgia ma per dirvi dunque come mai da oggi apro un nuovo capitolo della mia vita, scegliendo un partito che nel 2016 avevo scartato e giudicato, forse, troppo in fretta. E naturalmente perché faccio questa scelta proprio adesso.

Una foto che ho scattato all’Assemblea Nazionale di Roma il 30 marzo scorso.

La fine di Direzione Italia ha lasciato il campo liberista di destra (nel senso Anglosassone del termine) completamente sguarnito e non rappresentato. Forza Italia infatti, soprattutto negli ultimi anni, non ha rappresentato questa corrente di pensiero che oggi esiste e che è largamente maggioritaria in Italia e in Europa ma si è concentrata abbastanza passivamente sul continuare a rappresentare il PPE in Italia. Lo stesso PPE che è stato architrave a Strasburgo della commistione di burocrazia e interessi nordeuropei che hanno reso l’Unione il fallimento che è oggi.

Ciò ha portato gravi conseguenze alla credibilità del partito e ai consensi nelle urne e oggi vive il punto più basso della sua storia. Ma non è detto che tutto il male venga per nuocere e forse, come dice un saggio proverbio, la notte è più buia subito prima dell’alba.

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Piazza San Giovanni: una svolta fondamentale

Sabato 19 Ottobre 2019, in quel di Piazza San Giovanni in Laterano in Roma, verrà ricordata a lungo come un momento fondamentale nella storia. Una storia a volte travagliata, della coalizione di Centrodestra, che però negli anni ha resistito nel suo concetto anche a improponibili e inopportune fughe in avanti di alcuni dei suoi protagonisti. Era da molto tempo che il popolo del Centrodestra, nel suo insieme, aspettava un momento così. Tantissime bandiere, tanti slogan, ma tanta voglia anche di esserci e mandare un segnale chiaro e forte. Non tanto forse al governo più di Sinistra della storia italiana, quanto semmai ai suoi stessi leader, quasi a voler rammentare una profonda verità. Si vince e si perde insieme, uniti, come un unico schieramento e le divisioni non servono a nessuno, se non ai nemici.

Foto presa dal sito de ilgiornale.it.

E in questo particolare momento, questa lezione, risuona in maniera ancor più chiara non tanto per Salvini quanto semmai per Silvio Berlusconi e Forza Italia. La presenza dei forzisti e del leader azzurro infatti, non era scontata e fino a pochi giorni fa anche a livello locale i militanti non avevano neanche indicazioni chiare sulle modalità di partecipazione. Ma alla fine Berlusconi si è convinto e nell’opinione del sottoscritto, che in piazza San Giovanni c’era, la scelta è stata quantomai azzeccata.

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La scelta di PD e M5S

Vedremo come andrà a finire questa crisi di governo che era prima o poi inevitabile. Il contrasto tra due forze troppo diverse non avrebbe mai potuto (e dovuto) essere gestito su un orizzonte temporale di ben 5 anni, oltretutto sapendo che nessun governo della repubblica è mai arrivato a fine legislatura.

Adesso, le manovre di palazzo rischiano addirittura di consegnarci il governo dei secondi e dei terzi (al 4 marzo 2018), mandando i primi, il Centrodestra, all’opposizione. Questo la dice lunga su quanto sia disfunzionale il nostro sistema di governo e di quanto ci sarebbe bisogno di cambiarlo in senso Presidenzialista (ovviamente all’Americana).

La scelta
Il segretario nazionale del PD Nicola Zingaretti e il Vicepremier Luigi Di Maio

Ma tornando agli errori di impostazione di Lega e M5S, non si può non dire, a questo punto, che solo perché Salvini ha iniziato la crisi, il Movimento non può pretendere di ammantarsi di innocenza mentre cerca un accordo con il PD. La coerenza, specie da parte loro è d’obbligo. Nella 17° legislatura hanno riversato tonnellate di fango e di accuse ai danni del partito di Renzi e della Boschi, ora non si può fare finta di niente e andare al governo, ricordiamolo, da 2° arrivati il 4 marzo 2018. E tra l’altro con chi addirittura quelle elezioni le ha straperse! Si arriverebbe addirittura al paradosso che governano gli sconfitti, mentre chi è arrivato primo rimarrebbe all’opposizione.

La fine per entrambi

Sarebbe la morte politica di entrambi i partiti, specie del M5S che ha sempre fatto del NO all’inciucio la sua ragion d’essere. Senza contare che una bella fetta del loro elettorato residuo è comunque contraria a riaprire i porti, proprio per evitare che riprenda il business rosso ONG-Cooperative patrocinato da Renzi e Alfano negli anni scorsi. E in ogni caso sarebbe la loro fine dal punto di vista morale, visto che andrebbero ad accordarsi con il partito che più di ogni altro ha subito in questi ultimi anni indagini e arresti.

Per il PD si tratterebbe invece del modo perfetto per passare dal 17% al 10 e forse meno. Nel giro di pochi mesi. Perché quella che si andrebbe formando sarebbe comunque una maggioranza abbastanza traballante ed esigua, assolutamente non in grado di arrivare a fine legislatura. Il crollo sarebbe dovuto a tutti gli elettori pro-TAV e pro-grandi opere che in questi mesi hanno guardato al PD per non guardare a destra. Ma la soglia di sopportazione, dopo tutti gli errori di questi anni, sarebbe superata. A quel punto Renzi potrebbe davvero fare la tanto chiaccherata scissione e il PD sarebbe, a quel punto praticamente finito.

La scelta finale

Al Movimento e al PD la scelta. Sedersi al governo in questa legislatura e poi sparire, oppure arrendersi all’evidenza delle ultime elezioni e tornare ad una situazione politica normale. Per loro significherebbe perdere nell’immediato, ma avere forse la possibilità di rifarsi in futuro.